Tuttestorie NEWS n 3

Notiziario a cura del CeRaVoLC Centro Raccolta Voci e Leggende Contemporanee
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e-mail ceravolc@tiscali.it Numero 3 - 20 ottobre 2002

In sommario
- Curiose coincidenze: la ragazza squillo!
- Il ritorno degli ipnorapinatori
- Deodoranti e tumore al seno: sfatata una leggenda

Curiose coincidenze: la ragazza squillo!

C'è sentore di leggenda metropolitana nella notizia pubblicata dal quotidiano israeliano "Maariv" il 10 ottobre, e rilanciata il giorno dopo dai mezzi di informazione internazionali. La vicenda avrebbe avuto inizio alcuni mesi fa. Un uomo d'affari residente ad Haifa era stato mandato dalla sua ditta ad un corso di aggiornamento presso la località balneare di Eilat, sul Mar Rosso. Il quotidiano riferisce che l'uomo, 48 anni, approfittando della situazione, già la prima sera di permanenza ha chiamato in stanza una ragazza squillo. Ma quando quest’ultima si è presentata sulla porta, è iniziata la tragedia: la prostituta era sua figlia. L'uomo non ha retto alla sorpresa e il suo cuore ha ceduto. Costretto a rientrare in anticipo sul previsto, giunto a casa ha raccontato l'intera vicenda alla moglie, il cui primo pensiero è stato di riportare sulla retta via la figlia trovandole un lavoro più consono. Ma la sorte non è stata così generosa con l'uomo, che si è visto presentare dalla consorte le pratiche per il divorzio. La similitudine della notizia con storie narrate in altri luoghi, l'assenza di riferimenti precisi e la morale finale sono tutti elementi che fanno sospettare sulla realtà della vicenda accomunandola ad altre narrazioni appartenenti al folklore contemporaneo. Ad esempio, la versione di una leggenda in circolazione da diversi anni negli USA descrive un uomo d'affari in viaggio fuori città che si reca da una prostituta che poi risulta essere la figlia fuggita di casa. [http://www.snopes.com/college/sex/daughter.htm] In Italia la leggenda è invece nota nella variante del marito in cerca di avventure che recatosi in una casa di appuntamenti fuori città ha la sorpresa di trovarsi di fronte nientemeno che la propria moglie. [Il Nuovo, 11 ottobre; BBC News, ABC News, News 24.com, Ananova News, 11 ottobre]

Il ritorno degli ipnorapinatori

L'inizio degli Anni 90 ha visto l'emergere e il proliferare nella nostra penisola di quelli che sono stati battezzati gli ipnorapinatori. Era da parecchio tempo che non se ne sentiva più parlare. Ora sono tornati. E' accaduto a Como, i primi di settembre, dove un pensionato ha denunciato di essere stato "ipnotizzato" da due uomini che, con modi gentili, lo hanno accompagnato in auto alla sua banca, dove lui ha prelevato 4.000 euro dal conto che poi ha consegnato a loro "senza rendersene conto". Due giorni dopo, a Gaiarine, in provincia di Treviso, scatta un'altra denuncia. Un artigiano, visitato nella sua abitazione da una giovane donna, sostiene di essere stato ipnotizzato e costretto a consegnare, in due diverse volte, somme in contanti e titoli al portatore per quasi 40mila euro. Negli stessi giorni, un uomo sui 40 anni e una donna sui 35, con la scusa di farsi cambiare una banconota di 500 euro, ne hanno sottratti 150 in una farmacia in provincia di Cagliari. C'è inoltre il sospetto che i due "ladri ipnotizzatori" siano gli stessi che qualche giorno prima hanno alleggerito le casse della Banca di Sassari e delle Poste dell'aeroporto di Elmas rispettivamente di 1.800 dollari e 3.300 euro. Sempre due sconosciuti (gli stessi di Como?) si sono fatti consegnare da un pensionato di Reggio Emilia 4.000 euro, poco prima prelevati da un istituto di credito. "Mi hanno ipnotizzato", ha dichiarato l’uomo. "Non mi sono reso conto di quello che facevo". Sono state invece le impronte digitali a tradire Yazdandjou Azad, noto come Jahan Sina, iraniano di 36 anni accusato di essere un esperto in "furto con ipnosi". L'uomo è stato arrestato il 7 ottobre dalla polizia di Rimini: era appena stato rilasciato dal carcere dove aveva scontato una condanna per piccoli reati. I furti di cui ora è accusato sono stati compiuti in Sicilia, ai danni di un paio di banche di Enna e risalirebbero al periodo tra il 1998 e il 1999. Ad essere presi di mira i cassieri ai quali l'iraniano si presentava assieme a una donna e chiedeva di cambiare delle banconote da 100mila lire con altre che avessero la lettera "I" nel numero di serie: spiegava di volerle portare in patria come ricordo. Ad un certo punto, come testimonierebbero le riprese delle telecamere a circuito chiuso, i cassieri non si accorgevano di un movimento fulmineo con il quale l'uomo avrebbe ripulito le casse. Senza mettere in dubbio la realtà di simili episodi, ciò che rientra senza dubbio nel leggendario è il metodo con cui verrebbero attuati questi raggiri. E' pressoché certo, come sottolineato più volte da vari esperti, che l'ipnosi non c'entra. Malgrado i mezzi di informazione si ostinino ad avvalorare la realtà della costrizione ipnotica, tutti gli elementi convergono sull’utilizzo di tecniche di suggestione che ingenerano confusione nelle "vittime". Truffa con destrezza sì, ipnosi no. Solo nei film o nei romanzi è sufficiente guardare negli occhi una persona e pronunciare qualche parola "magica" per ipnotizzarla e piegarla al proprio volere. Certo è, però, che di fronte ad un ammanco di soldi è meglio credersi vittima di una tecnica misteriosa a cui nessuno può resistere, che truffati, sotto i propri occhi senza essersene accorti, da abili manipolatori. La psicologia sinergica usata come difesa dall'ipnorapina e il linguaggio del corpo applicato nel riconoscimento dell'ipotetico malfattore, truffatore o criminale sono gli argomenti trattati in un seminario svoltosi il 19 ottobre a Pisa e rivolto alle forze dell’ordine, ai bancari o ai dipendenti di aeroporti. Ma perché ostinarsi a indicare l'ipnosi quale "arma" per commettere furti, anche in contesti che paiono avere la parvenza di serietà? Oggi i "fascinatori" sono descritti come orientali dalla carnagione olivastra, mentre negli Anni 50, come narrano le cronache, erano le zingare le detentrici di un simile potere "ipnotico". [Il Nuovo, 5 settembre; Il Giorno (Laghi), 6 settembre; La Tribuna di Treviso, 8 settembre; L'Unione Sarda, 11 settembre; Il Resto del Carlino (Reggio Emilia, Rimini), 8 ottobre; La Voce di Rimini, 8 ottobre; La Sicilia, 8 ottobre; Il Tirreno (Pisa), 17 ottobre]

Deodoranti e tumore al seno: sfatata una leggenda

Le donne possono tirare un sospiro di sollievo. La diceria ampiamente diffusasi su Internet negli ultimi anni secondo cui l'uso di deodoranti e anti-traspiranti era una delle cause principali di tumore al seno, è stata scientificamente smentita. Una ricerca condotta sulle abitudini igieniche di oltre 1600 donne tra i 20 e 74 anni, di cui 813 affette di tumore al seno, e pubblicata sull'ultimo numero del "Journal of the National Cancer Institute", non ha individuato alcuna relazione tra la malattia e l'uso di antidiaforetici o deodoranti. Malgrado nel passato numerose organizzazioni per la lotta al cancro avessero assicurato che non vi erano motivi validi per sospettare che i prodotti per l'igiene personale rappresentassero un fattore di rischio per il tumore al seno, l'avvertimento ha continuato ad essere tramandato di e-mail in e-mail alimentando timori in molte donne, preoccupate, in particolare, del paventato rischio che sostanze pericolose potessero essere assorbite attraverso la pelle irritata dalla depilazione. I dati a cui fa riferimento lo studio sono stati raccolti a partire dal 1992 come parte di una più ampia ricerca su eventuali fattori comuni di causa del tumore al seno. "Più o meno in quel periodo, sono iniziate a circolare su Internet voci che collegavano gli anti-traspiranti al cancro", commenta Dana Mirik, epidemiologa presso il Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle e tra gli autori della ricerca. "Abbiamo quindi cercato di approfondire la questione. Malgrado nessun esperto ritenesse vi fosse una correlazione, nessun studio specifico era stato sinora pubblicato". Appena ottenuti i risultati, Mirick e colleghi hanno deciso di scrivere l'articolo e sfatare una diceria dura a morire. "Questi miti" conclude Mirick, "inducono apprensione nella gente perché fanno riferimento a prodotti che pressoché ognuno di noi utilizza". [Health Reuters, 15 ottobre; Health24 News, 16 ottobre; Associated Press, 16 ottobre; Journal of the National Cancer Institute, n. 94, 16 ottobre]

In redazione: Paolo Toselli
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