I SEGNI DEGLI ZINGARI

di Paolo Toselli

Venerdì, 23 novembre 2007

Il quotidiano “La Stampa” dedica ben due pagine, con richiamo in prima, al “linguaggio segreto dei ladri”. L’articolo, disponibile anche sul sito online del quotidiano torinese, il giorno dopo fa da innesco ad un servizio del TG5. Ma cosa c’è dietro a questa storia.
In Italia il caso esplode negli anni '90, ma si riscontrano segnalazioni sin dagli anni '60. Chi racconta questa storia ci domanda se per caso abbiamo notato dei segni strani, tracciati col gesso, sul portone di casa o incisi sul citofono. Si tratterebbe di messaggi in codice: due pallini, casa facile; due linee in croce, donna sola e anziana; tre linee ondulate, girare al largo... e così via. Ad avvalorare le storie, un volantino, di norma anonimo - che elenca i simboli e il loro significato e avverte i cittadini di stare allerta all’apparire del “codice segreto”.
I commenti degli organi di polizia a tal proposito sono perlomeno ambigui: molte volte hanno smentito la veridicità della storia e quindi il contenuto del volantino, altre volte lo hanno avvalorato.
Il CeRaVoLC nel corso degli anni ha raccolto molte notizie di stampa sui simboli che da noi si dice utilizzati dagli zingari, oltre a diverse copie dei volantini che ne interpretano il significato, recentemente apparsi anche su alcuni siti Internet.
Secondo quanto riferitomi dal giornalista e studioso di leggende contemporanee Peter Burger, a inizio di marzo 2005 anche i Paesi Bassi sono stati colpiti da insistenti voci a proposito della comparsa di strani segni apparsi sui muri delle case. Questi sarebbero stati fatti da non meglio identificati ladri per indicare obiettivi più o meno facili. Pare che anche la polizia abbia preso sul serio l’allarme, che da loro non si era mai manifestato prima. Casi simili erano già accaduti in Portogallo e Spagna.
Al volantino coi “segni di riconoscimento utilizzati da zingari e ladri d’appartamento” ed alla sua diffusione oltralpe faceva già cenno Jean-Noel Kapferer nel suo libro “Le voci che corrono” (Longanesi, 1988, p. 18) pubblicato originariamente in Francia nel 1987.
Per comprendere l’essenza del “codice segreto” e la sua origine è significativo l’articolo pubblicato nel 1994 dal sociologo francese Jean-Bruno Renard e intitolato “Le tract sur les signes de reconnaisance utilisés par les cambrioleurs: rumeur et réalité”. (in “Le Réenchantement du monde. La métamorphose contemporaine des systèmes symboliques”, a cura di Patrick Tacussel, L’Harmattan, Parigi 1994, pp. 215-241)
La grande diffusione delle voci collegate ai contenuti del volantino è dovuta al fatto che le stesse fanno appello ad un tema su cui si focalizzano anche molte leggende metropolitane, ovvero l’insicurezza, e ad elemento parimenti frequente quale la rivelazione di un messaggio nascosto.
Ma ancor più interessante è la dimostrazione operata da Renard che pressoché tutti i simboli presenti nell’attuale versione del volantino erano già noti da decenni, la maggioranza sin dagli anni ’20-30. Alcuni sono rimasti identici nella forma e nel significato (la metà), altri hanno subito modifiche nella forma e altri ancora nel significato. All’origine questi segni erano attribuiti ai viandanti e ai vagabondi che li avrebbero utilizzati per comunicare ad altri loro simili se sarebbero stati accolti favorevolmente o meno dai proprietari delle case a cui avevano bussato.
Pertanto se il volantino si ispira a segni veramente utilizzati tempi addietro è probabile che questo “linguaggio” sia stato abbandonato negli anni ’50 con la scomparsa dei viandanti e l’avvento della delinquenza urbana individualista e priva di tradizioni.
Quanto all’uso corrente di questi simboli da parte degli zingari non vi sono prove. Ma anche supponendo che i simboli a cui fa riferimento il volantino siano utilizzati dai ladri di appartamenti, il solo fatto di averli resi pubblici (più volte anche sui quotidiani) in breve tempo annullerebbe la loro validità: sia per il fatto che i malfattori avrebbero cambiato simbologia, sia perché la gente comune li avrebbe utilizzati a sua volta come contromisura per tener lontani gli stessi malintenzionati.
Insomma, come tutte le voci e le leggende metropolitane, il volantino riduce l’incertezza legata ad avvenimenti imprevedibili. La sua circolazione crea una comunicazione, una coesione sociale attorno ad un sentimento di insicurezza. La figura arcaica del viandante e del vagabondo che chiede l’elemosina è stata sostituita dal ladro di appartamenti, o dallo zingaro, il quale incarna paure ancestrali. Come sottolinea infine Renard, il volantino e il suo codice segreto esprimono indirettamente la nostalgia dei tempi passati in cui esisteva una forte coesione nella comunità e dove la minaccia poteva venire solo dall’esterno: i nomadi e i vagabondi.

Paolo Toselli
Centro per la Raccolta delle Voci e Leggende Contemporanee (CeRaVoLC)

Di seguito, a mo’ di esempio, due articoli che trattano l’argomento in maniera critica
apparsi tempo addietro in Emilia e in Veneto sulla stampa locale.

Il Domani di Bologna, 20 maggio 2001

SARAGOZZA Polemica sui segni dei nomadi
“L'opuscolo e' pericoloso”

Il circolo Chico Mendes di Bologna boccia la proposta del quartiere Saragozza di realizzare un opuscolo per spiegare ai cittadini il significato di alcuni segni tracciati dai nomadi davanti alle case, un codice per indicare le mete di eventuali furti. <<Diversi mesi fa - protesta Vito Totire, portavoce del Chico Mendes - don Oreste Benzi ha spiegato, e nessuno lo ha contestato, che per ragioni culturali, antropologiche e psicologiche l'attribuzione ai "nomadi" di quel vocabolario di segni non ha nessun fondamento. In effetti le forme di pensiero e le forme di organizzazione sociale dei nomadi non coincidono con la logica di quel vocabolario.
Dal punto di vista pratico, poi, se un quartiere svela un vocabolario criptico attribuito a chicchessia, il soggetto titolare del vocabolario decriptato non fa che elaborarne un altro.
Ma questo non succederà - prosegue Totire - perché quei graffiti non hanno nessuna attendibilità e nessun uso corrente se non nella fantasia di chi lo accredita come esistente>>.
Inoltre il portavoce del Chico Mendes ironizza sul fatto che la proposta dell'opuscolo è stata approvata dal consiglio di quartiere all'unanimità:
<<Complimenti - conclude - tuttavia prima di rendersi responsabili di sperpero di denaro pubblico, chi sta per dare avvio alle stampe rifletta. Non è prevenzione del crimine ma un nuovo gioco di società, pericoloso e inquinante dal punto di vista sociale e psicologico>>.

Il Gazzettino
Padova
Domenica, 29 Giugno 2003

Zingari in azione, centralini in allarme
Decine di chiamate alle forze dell’ordine. Trenta nomadi "veronesi" fermati dai vigili

(…)
I centralini delle forze dell'ordine continuano a ricevere numerose segnalazioni di furti o tentati furti, o anche di semplici movimenti sospetti. Tanto da causare una vera e propria "sovramobilitazione" delle pattuglie, impegnate spesso per rispondere alle tante paure della popolazione: “Dobbiamo tenere impiegate le auto per tranquillizzare i richiedenti, molte volte al giorno - racconta un operatore - In tutta la città sono apparsi segni che vengono interpretati come "codici" usati dai nomadi per individuare gli appartamenti più interessanti. Quelli di cui si è parlato tante volte sui giornali”. Questi segni (che i lettori ritrovano nella foto in alto a destra), sono in effetti uno dei tormentoni giornalistici preferiti nei periodi di magra. Un po' come la tigre di Gazzo Padovano, gli ufo sulle colline (soprattutto dopo le varie sagre del vino), i coccodrilli bianchi nelle fogne di New York. Come tutte le leggende metropolitane però c'è un fondo di verità.
Questi segni, tanti anni fa, venivano in parte usati veramente, nei condomini metropolitani, a cominciare da Milano. Ed è vero che a Padova ne sono apparsi tantissimi: “Solo che sono tutti diversi tra loro, troppo per essere un vero e proprio "codice". In parte credo che si tratti di ragazzate - continua l'operatore delle forze dell'ordine. Non è interesse dei nomadi fare sapere che dopo poco colpiranno in quella zona. Nulla esclude però che ne facciano per esempio all'Arcella per poi andare a rubare alla Guizza e distogliere l'attenzione”.Tuttavia le pattuglie sul posto devono essere inviate comunque all'apparire dei segni, se no i cittadini si sentono abbandonati e non presi sul serio.
Angelo Cimarosti

 !  I SEGNI DEGLI ZINGARI
Ogni tanto torna fuori un volantino o un articolo di giornale che riporta una serie di simboli che solitamente sono tracciati per terra con il gesso. Questi simboli vengono attribuiti a presunti ladri di appartamento che in questo modo comunicano tra di loro le eventuali disponibilità e rischi di una casa o di una zona.