QUESTE LE SAPEVATE?
APPUNTI DI FOLKLORE URBANO

di Edoardo Russo E-MAIL edoardo.russo@torino.alpcom.it
Di voci e "leggende" contemporanee, in particolare urbane, tutti noi siamo probabilmente vissuti circondati fin dall'infanzia. Solo che non ce ne rendevamo conto e forse non ce ne rendiamo ancora appieno.
Solo di recente, riflettendoci sopra o parlandone con amici, ho pensato di poter attribuire tale natura ad alcune "storie" ricorrenti che ho sempre sentito raccontar come vere, che ho sempre dato per scontate, e che fanno parte del piccolo folklore urbano, perlomeno a Torino. Le presento qui di seguito, con la preghiera di trasmettere al Centro eventuali versioni locali (uguali o diverse che siano). A meno che qualcuno abbia informazioni per dimostrare che si tratta di fatti veri...


Voci automobilistiche Due di queste storie si riferiscono alla nostra quasi inseparabile compagna della vita cittadina: l'automobile. Cosi' come le altre due che seguono, mi sono permesso di provvisoriamente battezzarle, ma se qualcuno ha delle proposte migliori lo dica.

Il tachimetro prudenziale

La prima voce e' abbastanza diffusa, e da almeno vent'anni l'ho sempre sentita raccontare da quelli che "sanno": allo scopo di moderare la velocita' tenuta dagli automobilisti italiani (che sono notoriamente indisciplinati), i tachimetri (contachilometri) delle autovetture di produzione nazionale (perlomeno quelle delle FIAT) sarebbero intenzionalmente tarati in maniera da indicare una velocita' superiore (di dieci km/h) a quella effettiva.
Inutile precisare che - circa 15 anni fa - ho facilmente falsificato la veridicita' della voce procedendo a velocita' costante di 120 km/h lungo l'autostrada Torino-Milano e cronometrando il percorso tra le paline chilometriche.
Ma - accidenti - la Torino-Milano aveva fra i suoi proprietari la FIAT... vuoi vedere che hanno opportunamente barato anche sulle paline che indicano le distanze percorse?

Il panno antifurto

All'affezione per la propria quattroruote fa ovviamente riscontro la paura di perderla, di vedersela rubare, con conseguente contorno di antifurti piu' o meno utili che ormai accompagnano la vita quotidiana dell'automobilista.
Gia' negli anni '60 ricordo di aver sentito raccontare che il panno giallo, lasciato ripiegato in un certo modo sul cruscotto di un'auto parcheggiata, costituiva un sicuro antifurto perche' indicava l'appartenenza o la protezione di un certo clan della ma lavita locale.
Sara' la capillare infiltrazione mafiosa in tutti gli strati della societa', oppure la diffusa consapevolezza di questa "informazione riservata": sta di fatto che negli anni ho constatato tante auto con il panno cosi' disposto da far dubitare che l'uso ab bia motivazioni ben piu' banali (comodita' d'uso, un minimo di ordine, un po' di imitazione).
Ma non si sa mai...


Voci telefoniche

Un altro grande protagonista della vita urbana e' il telefono, il cui uso ed abuso e' andato crescendo a dismisura negli ultimi vent'anni.
Le due storie che seguono si riferiscono entrambe a trucchi "segreti" per risparmiare sui costi della bolletta.
Ne h o verificato la falsita' attraverso opportune conoscenze ben collocate all'interno della SIP.

Il complemento a dieci

All'inizio degli anni '80, mi e' giunta insistente la voce che sarebbe stato possibile ridurre considerevolmente il costo delle telefonate interurbane, avendo l'accortezza di "allungare" di una cifra il numero telefonico chiamato: per la precisione bastav a aggiungere alla fine il complemento a dieci dell'ultima cifra (es.
per risparmiare chiamando il numero 011-766976, comporre lo 011-7669764).

Uno zero significativo

Una voce analoga venne raccolta gia' negli anni '70 da mio suocero, che all'epoca lavorava in banca: per non far addebitare la chiamata, al termine della conversazione sarebbe stato sufficiente attendere in linea che l'interlocutore riagganciasse, per poi comporre lo zero, avendo cura di far tornare indietro lentamente il disco.
Pochi ci credevano, ma molti lo facevano, "non si sa mai...".


Voci delinquenziali

Metropoli vuol dire anche micro-delinquenza diffusa.
Il rischio di subire uno scippo e' estremamente reale e diffuso presso un po' tutti gli abitanti delle grandi citta'.
A leggere le cronache giornalistiche, si direbbe poi che gli scippatori siano sempre piu' impudenti e impuniti, come dimostra la storia che segue, raccolta nel 1991.

Scippata e punita


Una conoscente di un mio zio, mentre passeggiava in una via del centro di Torino, sarebbe stata scippata della sua collana di perle finte.
Qualche giorno dopo, ripassando nello stesso luogo, sarebbe stata aggredita dallo scippatore, che le avrebbe dato un pugno in faccia dicendole: "La prossima volta mettiti dei gioielli veri!".
Inutile dire che, quando ho chiesto a mio zio di farmi parlare direttamente con la protagonista della vicenda, ho appreso che in realta' non era una sua conoscente, ma una conoscente della sua callista.
Ma anche la callista, quando le venne chiesta l'iden tita' della signora, ammise che si trattava di un'amica di una sua cliente, che le aveva raccontato la vicenda.
Mi e' poi successo di sentir raccontare una storia molto simile, sempre ambientata nel centro di Torino, solo che si trattava di una pelliccia sintetica, e lo scippatore si era limitato a schiaffeggiare la malcapitata.
Non ho piu' tentato di risalire all' indietro la catena delle fonti, e forse ho fatto male: chissa'... E voi, le avevate mai sentite? Resto in attesa di sapere se qualcun altro conosceva queste storie, se in altre citta' ne circolano versioni simili ma diverse, se ve ne vengono in mente altre.
Indirizzare come sempre al CERAVOLC

(Tratto da "Tutte Storie", Notiziario interno del CERAVOLC, n. 7, anno IV, Maggio 1994)
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