Voci automobilistiche Due
di queste storie si riferiscono alla nostra quasi inseparabile
compagna della vita cittadina: l'automobile. Cosi' come le altre
due che seguono, mi sono permesso di provvisoriamente
battezzarle, ma se qualcuno ha delle proposte migliori lo dica.
La prima voce e'
abbastanza diffusa, e da almeno vent'anni l'ho sempre sentita
raccontare da quelli che "sanno": allo scopo di
moderare la velocita' tenuta dagli automobilisti italiani (che
sono notoriamente indisciplinati), i tachimetri (contachilometri)
delle autovetture di produzione nazionale (perlomeno quelle delle
FIAT) sarebbero intenzionalmente tarati in maniera da indicare
una velocita' superiore (di dieci km/h) a quella effettiva.
Inutile precisare che - circa 15 anni fa - ho facilmente
falsificato la veridicita' della voce procedendo a velocita'
costante di 120 km/h lungo l'autostrada Torino-Milano e
cronometrando il percorso tra le paline chilometriche.
Ma - accidenti - la Torino-Milano aveva fra i suoi proprietari la
FIAT... vuoi vedere che hanno opportunamente barato anche sulle
paline che indicano le distanze percorse?
All'affezione per la
propria quattroruote fa ovviamente riscontro la paura di
perderla, di vedersela rubare, con conseguente contorno di
antifurti piu' o meno utili che ormai accompagnano la vita
quotidiana dell'automobilista.
Gia' negli anni '60 ricordo di aver sentito raccontare che il
panno giallo, lasciato ripiegato in un certo modo sul cruscotto
di un'auto parcheggiata, costituiva un sicuro antifurto perche'
indicava l'appartenenza o la protezione di un certo clan della ma
lavita locale.
Sara' la capillare infiltrazione mafiosa in tutti gli strati
della societa', oppure la diffusa consapevolezza di questa
"informazione riservata": sta di fatto che negli anni
ho constatato tante auto con il panno cosi' disposto da far
dubitare che l'uso ab bia motivazioni ben piu' banali (comodita'
d'uso, un minimo di ordine, un po' di imitazione).
Ma non si sa mai...
Un altro grande
protagonista della vita urbana e' il telefono, il cui uso ed
abuso e' andato crescendo a dismisura negli ultimi vent'anni.
Le due storie che seguono si riferiscono entrambe a trucchi
"segreti" per risparmiare sui costi della bolletta.
Ne h o verificato la falsita' attraverso opportune conoscenze ben
collocate all'interno della SIP.
All'inizio degli anni '80,
mi e' giunta insistente la voce che sarebbe stato possibile
ridurre considerevolmente il costo delle telefonate interurbane,
avendo l'accortezza di "allungare" di una cifra il
numero telefonico chiamato: per la precisione bastav a aggiungere
alla fine il complemento a dieci dell'ultima cifra (es.
per risparmiare chiamando il numero 011-766976, comporre lo
011-7669764).
Una voce analoga venne
raccolta gia' negli anni '70 da mio suocero, che all'epoca
lavorava in banca: per non far addebitare la chiamata, al termine
della conversazione sarebbe stato sufficiente attendere in linea
che l'interlocutore riagganciasse, per poi comporre lo zero,
avendo cura di far tornare indietro lentamente il disco.
Pochi ci credevano, ma molti lo facevano, "non si sa
mai...".
Metropoli vuol dire anche
micro-delinquenza diffusa.
Il rischio di subire uno scippo e' estremamente reale e diffuso
presso un po' tutti gli abitanti delle grandi citta'.
A leggere le cronache giornalistiche, si direbbe poi che gli
scippatori siano sempre piu' impudenti e impuniti, come dimostra
la storia che segue, raccolta nel 1991.
Una conoscente di un mio zio, mentre passeggiava in una via del
centro di Torino, sarebbe stata scippata della sua collana di
perle finte.
Qualche giorno dopo, ripassando nello stesso luogo, sarebbe stata
aggredita dallo scippatore, che le avrebbe dato un pugno in
faccia dicendole: "La prossima volta mettiti dei gioielli
veri!".
Inutile dire che, quando ho chiesto a mio zio di farmi parlare
direttamente con la protagonista della vicenda, ho appreso che in
realta' non era una sua conoscente, ma una conoscente della sua
callista.
Ma anche la callista, quando le venne chiesta l'iden tita' della
signora, ammise che si trattava di un'amica di una sua cliente,
che le aveva raccontato la vicenda.
Mi e' poi successo di sentir raccontare una storia molto simile,
sempre ambientata nel centro di Torino, solo che si trattava di
una pelliccia sintetica, e lo scippatore si era limitato a
schiaffeggiare la malcapitata.
Non ho piu' tentato di risalire all' indietro la catena delle
fonti, e forse ho fatto male: chissa'... E voi, le avevate mai
sentite? Resto in attesa di sapere se qualcun altro conosceva
queste storie, se in altre citta' ne circolano versioni simili ma
diverse, se ve ne vengono in mente altre.
Indirizzare come sempre al CERAVOLC
(Tratto da "Tutte Storie", Notiziario interno del
CERAVOLC, n. 7, anno IV, Maggio 1994)
(c) 1994 - CEntro per la RAccolta delle VOci e delle Leggende
Contemporanee, Casella postale 53, 15100 Alessandria