*Lettera da Mosca*
di Maria Teresa Carbone


Il palazzo della Lubianka e' un iceberg in muratura, dieci piani in superficie, e altri dieci o venti sottoterra.
Una linea-fantasma della metropolitana sferraglia fra la dacia del sobborgo moscovita di Kuntsevo, dove e' morto Stalin, e il Cremlino. E dal Cremlino parte un lungo cunicolo segreto diretto a una tranquilla villetta della via Kacalova, che oggi ospita l'ambasciata di Tunisia, ma quarant'anni fa era la dimora del terribile Lavrenti Beria.
No, sotto Mosca non c'e' un'altra Mosca (cfr. Tutte Storie, anno II, n.4).
Ce ne sono cento, mille, o forse dieci milioni, tante quanti sono gli abitanti della capitale russa.
Perche' ognuno ha da raccontare la sua storia, ed e' pronto a giurare sulla sua verita'.
Un esempio: Marina, una giovane interprete dal tedesco, ricorda che da piccola abitava in una vecchia casa del centro - ulica Krasina, una traversa del Sadovoe Kol'co - sotto la quale si trovava un pozzo collegato a una fonte di acqua "purissima".
(Fin qui nulla di strano: effettivamente a Mosca le sorgenti sono molto numerose, e di almeno cinque o sei si dice che fossero predilette da Ivan il Terribile).
Poi, come spesso succede, la famiglia di Marina e le altre che abitavano nel vecchio edificio furono mandate in periferia, e il palazzo, del tutto rinnovato, divenne sede di un istituto scientifico.
Ma, e qui la voce di Marina si abbassa, nessuno ha mai capito di cosa si occupi questo istituto: qualcuno ha saputo pero' che l'attivita' di questo centro mi sterioso e' legata a quell'acqua medicamentosa, un'acqua che compie miracoli per la rigenerazione dei tessuti e soprattutto per l'imbalsamazione dei cadaveri.
Pare che molti ricchi stranieri abbiano allacciato rapporti con l'istituto per godere, sia pure dopo la morte, dei suoi servizi.
Ed e' qui (la voce di Marina e' ormai ridotta a un sussurro) che portano una volta l'anno la salma di Lenin, forse - ma e' un particolare su cui la giovane interprete non e' disposta a giurare - con una linea segreta della metropolitana.
Di storie come questa (e anzi, molto piu' inverosimili di questa) se ne sentono raccontare tantissime a Mosca, e non e' strano in un Paese dove fino a pochi anni fa i giornali parlavano solamente di celebrazioni del Primo Maggio e di realizzazioni dei fam igerati piani quinquennali.
Qualcosa di vero sui tesori del sottosuolo moscovita, pero', ci deve essere.
Il 18 dicembre 1992 il giornale in lingua inglese Moscow Tribune ha pubblicato un lungo articolo sormontato da un titolo senza sfumature: "I passaggi sotterranei esistono".
Succo della storia, sotto l'edificio piu' antico che ospita la Biblioteca Lenin, la neoclassica Dom Pashkov, situata su una collinetta proprio antistante il Cremlino, una ditta di scavi che si chiama FROM ha trovato un'antica e pro fondissima cavita', probabilmente collegata con la vicina cittadella degli zar.
E a pochi passi dal pozzo (ma qui siamo di nuovo ai "si dice") sarebbero stati rinvenuti qualche anno fa dei cadaveri non troppo vetusti.
Scetticamente certi che la "vera verita'" sui misteri del loro sottosuolo non si sapra' mai, i moscoviti continuano ad alimentare la fucina delle voci.
E da quando la stampa non e' piu' repressa e censurata, corrono ogni mese a comprare un piccolo periodi co, la cui testata e' gia' un programma: Ne Mozhet Byt, come a dire "Incredibile!". Sottotitolo: Almanacco di fatti stupefacenti, sensazionali, misteriosi.
Di tanto in tanto si raccontano nuove storie sul sottosuolo di Mosca.
E i fantasmi emergono in superficie.
Vladimir Gonik, 53 anni, faceva il medico.
Da quasi vent'anni, posato il camice, s'e' infilato le scarpe da ginnastica, ha preso un piede di porco, guanti da lavoro, torce, funi, moschettoni ed e' sceso sotto la crosta della citta'.
Lo ha seguito nelle sue esplorazioni il giornalista Cesare Martinetti e ne parla in un articolo pubblicato su La Stampa del 12 giugno 1993 dal titolo "Mosca, tra i fantasmi del sottosuolo".
Un bel giorno Gonik noto' che alcuni suoi pazienti possedevano caratteristiche curiose.
Erano inquieti, insicuri, nevrotici, impotenti, con "scarsa pigmentazione sulla pelle".
"A poco a poco - racconta - ho capito la verita': appartenevano tutti al 15 dipartimento del Kgb, erano i militari che lavoravano nella misteriosa Mosca sotterranea, le guardie dei bunker, i custodi di quella che tutti chiamano la metropolitana-2 e che nessuno ha mai visto.
Ho cominciato a parlare con loro, a memorizzare frammenti di segreti, a accumulare dettagli.
Poi ho deciso di esplorare per conto mio".
Scivolando nel sottosuolo dalla discesa di un vecchio garage abbandonato.
Martinetti descrive il suo viaggio nella Mosca sotterranea.
"Un corridoio dopo l'altro, angoli, svolte, porte di ferro che sembrano casseforti, cancelli chiusi con lucchetti, tubi grandi e piccoli che si inseguono.
La galleria centrale e' larga 5-6 metri, come una piccola strada.
" Notano un pulmino che si allontana, un'auto in sosta, un vecchio, una ragazza bionda.
Un po' poco per una citta' sotterranea di 16 chilometri quadrati.
In superficie, l'insolita guida, mostrando una centralina elettrica da cui non partivano diramazioni, dice: "Li sotto c'e' la citta' segreta", dice Gonik.
il bunker da 10 mila persone, il Ramenki.
Sicuro? "Si', l'hanno scoperto gli abitanti delle case dif ronte alcuni anni fa, mentre lo costruivano.
La zona era stata cintata, ma dai piani alti, ogni mattina, si assisteva a questa scena: arrivo di una colonna di pullman dentro il recinto, discesa di centinaia di persone che una dopo l'altra si infilavano in una piccola casetta.
Alla sera, scena inversa.
Una vecchietta li chiamava i "minatori".
Era chiaro che in quella casetta i lavoratori del bunker salivano sull'ascensore che li portava giu'...".
Gonik su questo mondo ha scritto un libro, Preispodnjaja, l'inferno, meta' reportage-meta' thriller.
Sulla sua scia sarebbero nati gruppi di speleologi che, invece delle grotte, penetrano la citta' alla ricerca dei bunker.
Intanto Martinetti riporta altre storie.
"Si dice che la dacia di Stalin fosse collegata al Cremlino da un tunnel dove passavano due automobili affiancate.
Si dice che la casa di Beria fosse unita alla Lubjanka da un corridoio sotterraneo attraverso il qu ale il capo della polizia segreta liquidava le ragazze che stuprava o dal quale si faceva arrivare i prigionieri da interrogare e torturare.
Si dice che ai 250 chilometri di linee della metropolitana pubblica se ne debbano aggiungere altrettanti di una me tropolitana segreta. Puo' essere tutto vero, ma anche tutto falso. Il libro di Gonik rilancia il mistero".
Della leggendaria Ramenki ha scritto anche il settimanale Noi dell'11 febbraio '93 all'interno di un servizio sulla centrale atomica sotterranea di Krasnojarsk-26, in Siberia, rifacendosi a quanto scritto dall'odierno direttore del TG1, Demetrio Volcic, nel suo libro Mosca, i giorni della fine.
Un servizio filmato a cura dello stesso Volcic, con riprese all'interno della citta' sotterranea, e' inoltre andato in onda all'interno del telegiornale di RaiUno, edizione serale, del 12 febbraio 1993.
(Tratto da "Tutte Storie", Notiziario interno del CERAVOLC, n. 7, anno IV, Maggio 1994)


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