IL KEFIR, BLOB DI CASA NOSTRA

di Carlo Presotto e Paola Rossi



Nel marzo 1993 ha cominciato ad assumere dimensioni rilevanti a Vicenza la diffusione del "Kefir d'acqua", un tipo di coltura simile allo yogurt, di origine caucasica, passato di mano in mano accompagnato da una serie interessantissima di voci sulle sue virtu' benefiche.
Viene solitamente offerto da una amica (la trasmissione avviene principalmente per via femminile) in un barattolo accompagnato dalla fotocopia di un testo dattiloscritto.
Il barattolo contiene numerosi piccoli globuli trasparenti e gelatinosi di circa tre quattro millimetri di diametro, immersi in acqua. La fotocopia contiene una serie di informazioni sulla provenienza del Kefir, su esperienze di uso terapeutico, i dosaggi ed infine la ricetta per coltivarlo in casa.

Il Kefir d'acqua, chiamato anche oralmente "Fungo del Kefir", va tenuto in un vaso da due litri pieno d'acqua, con del limone, dello zucchero ed un fico secco.
Dopo due giorni si filtra il contenuto e si prepara una nuova "infusione", rimettendo la gelati na in acqua rinnovata con nuovi ingredienti.
L'acqua filtrata ha un gradevole sapore, e' leggermente frizzante, e va bevuta in dosi diverse a secondo del tipo di cura desiderata.
Il Kefir coltivato aumenta di quantita', e nel giro di circa una settimana arriva a raddoppiare di volume.
Ed a questo punto cominciano ad entrare in campo in modo consistente le "voci".
Il Kefir e' un organismo vivente, ha un'anima e forse una coscienza, per questo motivo non si puo' gettarne via l'eccedenza, ma c'e' chi dice che gettandolo nella fogna potrebbe alimentarsi in modo incontrollato con i liquami degli scarichi, fino ad intas are le condutture.
Ritroviamo in questo motivo una interessante contaminazione tra diversi aspetti del folklore contemporaneo, dalle "catene di S. Antonio" per quanto riguarda il carattere fideistico, quasi fanatico dell'opera di proselitismo svolta dagli "adepti", nonche' per la progressione geometrica della sua diffusione, fino al motivo della "fauna fognaria" imparentandosi con Blob e alligatori ciechi.
Da non trascurare il motivo parallelo della paura (o della fede incondizionata) in tutto cio' che e' estraneo, esotico, misterioso. Viene sempre posto l'accento sul fatto che proviene dal Caucaso, dove le persone vivono piu' di cent'anni. E nonostante da diverse parti la sua provenienza susciti sospetti e contro voci, chi ci crede persiste nella sua pratica, ignorandole deliberatament e anche quando si presentano sotto veste scientifica e documentata dalla stampa. (vedi Il Mattino dell'Alto Adige del 7 aprile 1993).
Tra le controvoci interessante e' quella che accusa il fico secco, in quanto anch'esso prodotto di importazione, di essere un potenziale portatore di microbi, malattie e sostanze estranee.
Esiste anche un precedente, documentato a Venezia nel 1953, di diffusione presumibilmente dello stesso Kefir, sotto il nome di "Fungo Cinese", coltivato nel te' al limone zuccherato (nel suo numero del 19 dicembre 1954 La Domenica del Corriere vi dedico ' addirittura la copertina, con un disegno di Walter Molino).
Da sottolineare il fatto che nel 1953 lo si beveva per la sua qualita' di ricostituente e per il suo contenuto di vitamine, mentre oggi viene assunto sopratutto come cura depurativa e disintoss icante.
Apparentemente funzioni opposte, in realta' scavando nel discorso si scopre che l'intervistato lo beve e lo beveva perche' fa bene.
Cosa questo significhi in contesti diversi e' dimostrato dale differenti virtu' attribuite allo stesso elemento in rilevazioni distanti nel tempo.
L'attuale diffusione del fenomeno e' capillare nell'hinterland vicentino, al punto tale che una delle intervistate ha avuto difficolta' a reperire il vaso da due litri necessario per la coltura, ricevendo la conferma da almeno due negozianti che le scorte erano state esaurite a causa delle numerose richieste per il Kefir.
Difficolta' anche a reperire fichi secchi, elemento interessante da mettere a confronto con una voce parallela sulla diffusione del fenomeno nel 1953.
Allora c'era chi spiegava il fatto con l'ipotesi che grossisti e produttori di zucchero avessero accumul ato grosse scorte ed avessero necessita' di smaltire, per questo avevano inventato il "fungo cinese" e ne avevano favorito la diffusione.
Resta il fatto che, quando una delle intervistate si e' rivolta al proprio erborista per saperne di piu', questi le ha risposto in malo modo che lui "Di Kefir non ne sa e non ne vuole sapere niente". L'intervista concludeva "Forse perche' non ci guadagna nulla...". Un'altra erborista intervistata ha invece fornito tutte le indicazioni, confermando che gli effetti del Kefir sono paragonabili a quelli di uno yogurt preso regolarmente, e che la presunta dannosita' del fico secco potrebbe derivare dall'alcol prodotto dalla sua naturale fermentazione, che comunque non e' maggiore di quello contenuto in un succo di frutta.
Empiricamente, visto il numero di persone conosciute che lo assumono regolarmente, possiamo confermare che in ogni caso a tutt'oggi (aprile 1993) male non dovrebbe fare.
Una delle intervistate ci ha addirittura detto che, ad una settimana dall'inizio della cura, ha smesso di perdere i capelli, virtu' da aggiungere alle molte del favoloso Fungo d'acqua, il magico Kefir del Caucaso.

Interviste e rilevazioni
Teresa Lora, 35 anni, Vicenza, marzo '93
Lisa Potami, 40 anni, Valdagno, marzo '93
Pietro e Marina Zordan 30 anni, Montecchio, marzo '93
Giovanni e Pia Presotto, 80 anni, Venezia, aprile '93
Argia Lurini, 60 anni, Creazzo, aprile '93
Stefania Lora, 25 anni, Valdagno, aprile '93
Silvia Arnaldi, 25 anni, Costabissara, aprile '93
Diverse insegnanti della scuola materna Froebel di Merano, aprile '93
Ennio e Luisa Cartini, 62 anni, Sarego, aprile '93



(Tratto da "Tutte Storie", Notiziario interno del CERAVOLC, n. 7, anno IV, Maggio 1994) (c) 1994 - CEntro per la RAccolta delle VOci e delle Leggende Contemporanee, Casella postale 53, 15100 Alessandria
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