ABSTRACT TUTTESTORIE 4, NOTIZIARIO DEL CENTRO PER LA

RACCOLTA DELLE VOCI E LEGGENDE CONTEMPORANEE, ANNO 2, N. 4, APRILE 1992

LE LEGGENDE A TEMA MILITARE di Nico Sgarlato

LA MAGLIETTA DI SICUREZZA: UNA LEGGENDA D.O.C. di Clara Sala

IL "GIALLO" DEI POMPELMI BLU di Giuseppe Stilo

SATANA TI VUOLE IN DISCOTECA! di Danilo Arona

ELVIS E' VIVO! IL MITO DELLA FALSA MORTE di Michael Gross

LA CATENA DELLA SUPERSTIZIONE di Paolo Toselli

DIECIMILA SCONTRINI PER UNA CARROZZELLA di Paolo Toselli

LE LEGGENDE A TEMA MILITARE

di Nico Sgarlato

L'ambiente militare e' particolare in quanto si articola attorno a tradizioni, usi e leggi differenti da quelli della vita civile.
Questa situazione favorisce il nascere di leggende che si creano e si diffondono all'interno degli insediamenti militari, e ne escono molto raramente, cosi' come il crearsi di altre, su argomenti simili ma nate totalmente all'esterno.
Piuttosto diffuse, apparentemente in tutto il mondo, sono le voci che si formano attorno a caserme, fortificazioni, basi aeree e porti militari.
Un tema ricorrente (a quanto sembra fin dall'antichita') e' quello dei "passaggi segreti": in alcune di queste basi dotate di gallerie nel sottosuolo si svolgerebbero anche esperimenti misteriosi e collaudi di armi segrete, addirittura si nasconderebbero i cadaveri di esseri alieni (si veda il caso Roswell e gli altri supposti UFO precipitati e recuperati).
La presenza di missili di vari tipi presso impianti e all'interno di monti e colline, dove non hanno alcuna ragione di essere, e' un'altra leggenda ricorrente.
Altro tema tipico e' quello di operazioni militari che non hanno riscontro nei rapporti ufficiali o l'impiego in operazioni reali di reparti e mezzi che non erano assolutamente disponibili in quel teatro operativo o non rientravano in quel periodo storico.
Cosi' troviamo reparti, aerei e navi che spariscono misteriosamente e, altrettanto misteriosamente, riappaiono.
Uno degli esempi piu' conosciuti e' il "Philadelphia Experiment".

LA MAGLIETTA DI SICUREZZA: UNA LEGGENDA D.O.C.

di Clara Sala

Nel 1989 si diceva che a Napoli vendevano delle T-shirts bianche con disegnata sopra una cintura di sicurezza e che si indossavano salendo in auto per far credere ai vigili che si trattasse di vere cinture di sicurezza allacciate.
Ebbene, questa voce diffusasi in tutta Italia come vera e ripresa dalla stampa internazionale (addirittura dal New York Times) e' in realta' un esperimento di comunicazione attuato dallo psichiatra Claudio Ciaravolo.
Il suo scopo era quello di studiare la diffusione di una voce messa in circuito e la sua velocita' di trasmissione.
Nonostante il suo "creatore" abbia piu' volte sottolineato che si trattava solo di un esperimento, sono tutt'oggi molti che considerano il fatto reale e lo diffondono come esempio della proverbiale furbizia dei napoletani.
L'esperimento della maglietta di sicurezza convalida l'idea che ad alimentare le leggende urbane e' la tendenza a valorizzare cio' che e' in linea con le nostre aspettative e con il nostro sistema di credenze e pregiudizi.

Il "giallo" dei pompelmi blu

di Giuseppe Stilo

Nell'aprile 1988 accadde una vicenda che, per alcuni giorni, provoco' nell'opinione pubblica italiana una "psicosi da cibo contaminato".
Una telefonata anonima al Ministero delle Finanze annuncio' che da Israele erano in arrivo "pompelmi avvelenati".
La notizia venne girata al Ministero della Sanita', che esorto' solo ad una "maggiore sorveglianza".
La settimana successiva, un'altra telefonata avviso' che in un supermercato di Roma c'erano "pompelmi avvelenati".
Sequestrati i frutti, si scopri' all'interno di sei di questi una sostanza bluastra.
Alcune cavie di laboratorio morirono tre giorni dopo.
Era il panico.
Radio, TV e giornali si impadronirono della notizia.
Il ministro della Sanita' emise l'ordine di sequestro su tutto il territorio nazionale.
Alcuni casi di "avvelenamento" vennero segnalati in varie parti d'Italia.
Solo in seguito si seppe che non erano dovuti ai pompelmi.
Intanto la confusione regnava sovrana.
I risultati ufficiali delle analisi si conobbero solo due giorni dopo l'ordine di sequestro: il misterioso "veleno" era un colorante del tutto innocuo, il "blu di metilene".
Quanto alle cavie morte, l'esame dei cadaverini stabili' che il decesso era avvenuto per congestione meccanica, a causa dell'eccessiva quantita' di pompelmo con cui furono ingozzate.
Ma il ministro della Sanita' tardera' ancora ad emettere l'ordinanza di revoca del sequestro.
La psicosi ed i suoi effetti pratici (malesseri o casi di autosuggestione interpretati come "avvelenamenti", scoperta di un'"evidenza" inesistente, crollo delle vendite di agrumi per qualche tempo) furono dovuti ad un processo di cortocircuitazione delle stesse istituzioni deputate alla gestione di comunicazioni rassicuranti.

SATANA TI VUOLE IN DISCOTECA!

di Danilo Arona

In Italia, da alcuni anni, la cronaca registra sempre piu' numerosi episodi che evidenzierebbero una curiosa mappa di pseudo-criminalita' definibile come "rituale" o "satanica".
Per lo piu' si tratta di profanazioni di tombe, di furti di paramenti, ostie, reliquie ed il rinvenimento di resti di ipotetiche messe nere.
A cio' sarebbero da aggiungere alcuni casi di omicidio "rituale", di solito a danno di prostitute, a cui qualcuno ha voluto dare la classificazione di "delitti satanici".
E, a partire dal 1990, ampia pubblicita' e' stata data dai mezzi di informazione ai presunti messaggi subliminali contenuti, si dice, in molti dischi di musica rock inneggianti a Satana (secondo il teorema del "backward masking" proposto dai fondamentalisti americani).
Inoltre, nelle discoteche i giovani verrebbero adescati dagli adoratori del Maligno, e i numerosi incidenti automobilistici accaduti il sabato sera sarebbero dei suicidi camuffati provocati dall'ascolto della musica rock.
I portavoce di queste idee sono principalmente due sacerdoti: il parroco di Modena, don Sesto Serri, e monsignor Corrado Balducci che le ha raccolte in un molto criticabile libro dal titolo "Adoratori del diavolo e rock satanico".
Interessante e' un confronto con le varie versioni della leggenda latino-americana del "diavolo in discoteca".

ELVIS E' VIVO! IL MITO DELLA FALSA MORTE

di Michael Gross

Elvis Presley e' veramente morto nel 1977? Secondo numerosi fans, no.
Il tutto sarebbe stato in realta' una messinscena, ben architettata, per sfuggire ad un sempre piu' soffocante successo ed a un presunto complotto mafioso.
In molti segnalano la sua presenza, in carne ed ossa, un po' in tutto il mondo.
Qualcun'altro afferma pero' di esserne la reincarnazione, o di parlare con il suo spirito di trapassato.
Si tratta di voci diffuse perlopiu' da giornali tabloid, che vivono di falsi scandali, ma anche da apparentemente piu' serie inchieste televisive e giornalistiche.
La leggenda della star in-realta'-non-morta ha coinvolto anche altre personalita', tra cui Marilyn Monroe, John Kennedy, Bruce Lee, Jim Morrison, Buddy Holly, James Dean e John Lennon.

LA CATENA DELLA SUPERSTIZIONE

di Paolo Toselli

A partire dall'estate dello scorso anno, in Italia si e' registrato un forte incremento nella diffusione della cosidetta "catena di Sant'Antonio", quella famosa lettera, generalmente fotocopiata, sulla quale si invita il destinatario a farne subito un certo numero di copie da spedire ad amici e parenti, pena una serie non meglio specificata di disgrazie.
Di solito, le copie vengono diffuse "clandestinamente" ed il destinatario non sa' chi gliela manda.
Una nuova versione e' quella della "catena palese", inviata non in maniera anonima, ma con tanto di nome e cognome.
Quella che ha fatto la sua comparsa in Alessandria lo scorso gennaio viene da lontano.
Parte dall'Olanda agli inizi del '90 e a giugno di quell'anno e' a Londra, dove il giornalista Pierre Salinger la spedisce al suo collega americano Tim Russert della NBC News.
Dopo aver girato un po' per gli Stati Uniti, ritorna in Inghilterra, per poi giungere in Italia nel gennaio dello scorso anno.
La superstizione in "fotocopia" coinvolge famosi studi di avvocati, funzionari di banche, direttori di finanziarie, dirigenti di numerose aziende.
All'inizio di quest'anno l'Unione Consumatori lancia l'allarme: sarebbero tre milioni gli italiani inseguiti dalla "catena", con una produzione ogni anno di oltre 95.OOO milioni di fotocopie.

DIECIMILA SCONTRINI PER UNA CARROZZELLA

di Paolo Toselli

Prosegue "alla grande", in ogni angolo della nostra Penisola, la raccolta da parte di persone volonterose di codici a barre e scontrini fiscali onde concorrere alla donazione di sedie a rotelle per handicappati.
Numerosi articoli, che spiegavano trattarsi di una leggenda, sono apparsi sulla stampa nazionale tra cui anche alcune interviste a soci del nostro Centro.
Si e' interessata anche la Guardia di Finanza sospettando che gli scontrini e le ricevute fiscali potessero essere riutilizzate da qualche azienda o privato per "falsi" rimborsi, e cosi' frodare il fisco.
Ma, tra le varie smentite, c'e' stato anche chi, come la Confesercenti di Torino, subissata da centinaia di telefonate di persone che desideravano maggiori chiarimenti, pur ribadendo che la raccolta dei codici a barre non e' necessaria, ha ugualmente acquistato le carrozzelle "perche' l'interesse, la sensibilita' e l'impegno di coloro che ci avevano creduto dovevano comunque essere premiati".